Usura: banca antonveneta (OGGI MPS) condannata a risarcire società pugliese

Il Tribunale di Bari, con una recentissima sentenza depositata il 23 febbraio scorso, ha  condannato Banca Antonveneta (che nelle more del giudizio è stata fusa in Monte dei Paschi di Siena)  a risarcire una società pugliese, incappata nella pratica dell’anatocismo bancario.

La sentenza ha infatti condannato la banca a restituire la somma di oltre € 35.042,05 con la maggiorazione di interessi.

Secondo la sentenza del  Tribunale di Bari – Giudice dott.ssa Concetta Potito -, sul conto corrente della società sono state commesse numerose violazioni: illegittima applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, illegittima applicazione delle commissioni di massimo scoperto, mancata pattuizione del tasso degli interessi passivi.

La vicenda processuale ha inizio quasi 16 anni fa, nel luglio del 2000, quando la società ha deciso di far verificare da un tribunale la correttezza del comportamento della banca, e si è conclusa dopo una lunga battaglia giudiziaria, conclusasi con la sentenza depositata pochi giorni fa.

La consulenza tecnica ammessa nel corso nel giudizio ha riclassificato l’intero rapporto, azzerando la richiesta della banca, che riteneva di avere un credito verso l’azienda di Euro  149.875,21 (originarie Lire 290.198.870) e condannandola invece a pagare alla società attrice oltre euro 35.000,00 più interessi.

“È  una delle tante battaglie in cui l’associazione è impegnata e delle tante vittorie conseguite in tutta Italia – ha dichiarato il Vice Presidente dell’associazione dei consumatori che ha difeso l’azienda contro la banca – Non ci stancheremo mai di invitare i cittadini, i consumatori e le imprese a verificare sempre la legittimità del comportamento di banche e finanziarie, e a denunciare tutti i casi di abuso e di sopruso. 16 anni di processo per il primo grado sono tantissimi, e come sempre in questi casi il ringraziamento più grande deve essere indirizzato a tutti quei cittadini, come nel caso in questione, che non piegano la testa e hanno il coraggio di andare fino in fondo.  Le nostre battaglie continuano, come sempre, non solo su un piano processuale ma anche su un piano informativo e divulgativo, per tenere sempre alta l’attenzione su temi di grande interesse per la collettività e per la sopravvivenza di tante famiglie e di tanti imprenditori”.

Fonte: illikepuglia.it del 05.03.2016

Mentre le imprese muoiono per i tassi da usura, gli indagati rimangono al loro posto

Il 22 marzo si sono ritrovati a Salerno, insieme, gli ex colleghi Luigi Abete e Fabio Gallia. L’uno è tuttora presidente della Banca Nazionale del Lavoro; l’altro, invece, ne è stato direttore generale, prima di andare poi a ricoprire il ruolo di amministratore delegato in Cassa Depositi e Prestiti, la più grande società pubblica italiana, di fatto il portafoglio sonante del ministero dell’Economia. Ebbene, come detto, Abete e Gallia si sono ritrovati  insieme a Salerno. E non per diletto, ma per dovere. Nonostante la notizia sia passata clamorosamente in sordina, infatti, entrambi sono rinviati a giudizio, insieme ad altri 11 dirigenti della Bnl (tra cui anche Paolo Alberto De Angelis, membro del management e direttore della Divisione Corporate). E non per un reato qualsiasi. Ma per usura in esecuzione “di un medesimo disegno criminoso”. È il decreto del gup di Salerno, Renata Sessa, risalente addirittura allo scorso 28 gennaio, a dirlo chiaramente. Per Gallia, insomma, l’ennesimo imbarazzo non di poco conto dopo che, come documentato da La Notizia il 10 giugno scorso, l’attuale amministratore delegato della Cassa è stato citato in giudizio a Trani con l’accusa di truffa legata alla vendita di prodotti derivati.

TASSI SPAVENTOSI – Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la vicenda. Secondo quanto emerge dalle carte, la Bnl avrebbe applicato tassi usurari alla Fatrotek, società salernitana di Francesco Peluso, una piccola grande realtà italiana, che avrebbe potuto espandersi enormemente (nel suo portfolio clienti come Nokia, Siemens, Ericsson, Tim, Alcatel), se non fosse stato per l’anomalo comportamento tenuto dalle banche, a dir poco inspiegabile. Una vicenda che, peraltro, non nasce ora. È il 2004 infatti quando Peluso, visto che gli affari vanno a gonfie vele, decide di quotarsi in borsa. È lì che il direttore finanziario della società si accorge che i tassi delle banche sono anomali. Richiede allora di ridurre i tassi applicati per il futuro (rinunciando peraltro alla quota di interessi già pagata e non dovuti di circa 1,2 milioni di euro). Peccato però che, a seguito di richiesta di riduzione dei tassi di interesse, le banche coinvolte (oltre alla Bnl, anche Intesa, Monte dei Paschi di Siena, Banco di Salerno e Banco di Napoli) prima revocano le linee di credito e poi segnalano la società a sofferenza. Ma in maniera del tutto arbitraria, come confermato dalle consulenze del Tribunale. Insomma, quello che si direbbe un vero e proprio ritorsione per aver contestato i saldi e le metodiche di calcolo.

 

Al centro dell’indagine ci sarebbero ben tre conti correnti della Fatrotek ed un mutuo cui, come detto, sarebbero stati applicati tassi usurari. Addirittura, come si legge dal rinvio a giudizio, sarebbero stati applicati tassi di interesse Teg (Tasso Effettivo Globale) che arrivavano anche al 1034,08 %.

LA POLTRONA RESTA – Nel quadro, ovviamente, si inserisce la spinosissima questione dei requisiti di onorabilità previsti dallo statuto della Cassa Depositi e Prestiti. Fino a poco tempo fa, secondo l’articolo 15 gli amministratori che nel corso del mandato avessero ricevuto la notifica del decreto che dispone il giudizio, avrebbero dovuto darne immediata comunicazione all’organo di amministrazione. Il quale, fatte le dovute verifiche, avrebbero convocato l’assemblea durante la quale avrebbero potuto formulare una proposta di mantenimento del manager nel caso di “un preminente interesse della società”. Ora, però, lo Statuto è cambiato. E, sempre all’articolo 15, si legge che costituisce causa di ineleggibilità o decadenza “l’emissione di una sentenza di condanna definitiva”. Insomma, nonostante la seconda grana giudiziaria, per la Cassa Depositi e Prestiti solo tanto imbarazzo. Ma la poltrona per Fabio Gallia resta salda. Con una contraddizione di fondo che, però, rimane: “Mentre la mia impresa segnalata a sofferenza – ci dice il dottor Peluso – deve rimanere tale fino alla sentenza e quindi nel frattempo morire, grazie alla modifica dello statuto gli indagati per usura possono tranquillamente continuare nel loro operato”.

Fonte: lanotiziagiornale.it di Carmine Gazzanni del 04.03.2016

Usura: imprenditrice pistoiese denuncia 16 istituti di credito

SEDICI ISTITUTI di credito della provincia di Pistoia sono sotto inchiesta per usura bancaria. Decine di avvisi di conclusione indagine emessi dalla Procura della Repubblica hanno raggiunto, in questi giorni, i direttori generali e i direttori di filiale (sono coinvolte, tra le altre, quasi tutte le banche di credito cooperativo) e che hanno tempo fino ad aprile per preparare le loro memorie difensive o chiedere di essere interrogati, dopo di che la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio o archiviare.

L’INDAGINE, condotta dalla Guardia di Finanza, è diretta dal sostituto procuratore Fabio Di Vizio. All’origine del voluminoso faldone ci sono le ripetute denunce presentate alla Procura da una imprenditrice della periferia di Pistoia, titolare di una società che detiene macchine agricole e che si occupa di movimento terra.

Le denunce, sedici in tutto, una per ogni conto aperto dalla parte offesa e quindi uno per ogni istituto, furono presentate alla magistratura nel 2011 e gli inquirenti hanno analizzato i conti nel periodo incriminato e che è quello che va dal 2006 al 2011.

GLI istituti finiti sotto la lente di ingrandimento della procura pistoiese avrebbero, secondo l’accusa, praticato tassi usurai su conti correnti e anticipi così come emergerebbe dalla consulenza di parte (ovvero dell’esperto nominato dall’imprenditrice stessa,) e che vedrebbe configurarsi l’ipotesi di usura attraverso cifre importanti, nell’ordine di migliaia di euro.

Il dottor Di Vizio ha nominato un consulente tecnico della Procura.

AL TERMINE della sua relazione, come apprendiamo dalle difese degli indagati, sarebbero tuttavia emersi sforamenti molti più ridotti. Ci sarebbero solo alcuni trimestri, secondo il consulente, in cui il Teg (tasso effettivo globale) supererebbe il Tsu, il tasso soglia dell’usura.

Una relazione che avrebbe quindi piuttosto ridimensionato la portata delle denunce e l’accusa dovrà accertare la presenza, o meno, del dolo, visto che il tema dell’usura bancaria è tecnicamente assai più complesso di quello dell’usura messa in atto dai cosiddetti «cravatatri».

LE BANCHE di credito cooperativo, e questo è un aspetto importante per le linee difensive, vengono tutte controllate attraverso la loro federazione e monitorate tramita la società di servizi denominata Iside e che controlla le modalità di applicazione del tasso nonchè l’adeguamento ai criteri dettati dal ministero. E non solo, ma riaccredita automaticamete al cliente il sur-plus.

I DIRIGENTI inquisiti sono tutti indagati per aver applicato un tasso usuraio ai sensi dell’articolo 644 del Codice Penale. Ai direttori di filiale finiti sotto accusa viene contestato, nella fattispecie, di avere applicato un tasso di usura, i direttori generali, nello stesso quadro, sono invece indagati per la posizione di garanzia che rivestono (articolo 40), e quindi per comportamenti omissivi.

Fonte: lanazione.it del 2 marzo 2016

Nonostante gli aiuti della BCE le banche continuano a lucrare con i tassi insostenibili

E l’economia reale non beneficia nemmeno del fatto che l’Eurotower immette ogni mese miliardi di euro nelle casse delle banche comprando i Bot e Btp che hanno in portafoglio nell’ambito del quantitative easing.

Per gli scoperti di conto corrente si supera il 24% e per gli sconti commerciali delle fatture si arriva fino al 16%, i tassi sui mutui raggiungono quasi il 9% e per il credito al consumo si sfiora il 20%. A raccogliere i dati, analizzando quelli del ministero dell’Economia per la determinazione della soglie di usura, è stato il centro studi di un’associazione di categoria. Per il factoring (cessione dei crediti) sono stati registrati tassi medi al 5,54% per somme fino a 50mila euro e al 3,75% per importi più alti, con la soglia d’usura rispettivamente all’10,92% e all’8,68%.

Secondo il presidente dell’associazione di categoria, “famiglie e imprese continuano a ottenere finanziamenti, sempre meno, a prestiti e condizioni insostenibili: l’inasprimento dei tassi, peraltro, è una tattica praticata dalle banche anche per ridurre la stessa domanda di crediti”, nonostante “il drastico taglio del costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea”. I banchieri puntano il dito contro le imprese e dicono che il credito è in calo perché il cavallo non beve: ma il problema è che spesso l’acqua offerta è avvelenata…”.

Sulle aperture di credito in conto corrente, i tassi medi registrati sono all’11,67% fino a 5mila euro e al 9,54% oltre 5mila euro e la soglia d’usura fissata è rispettivamente al 18,58% e al 15,92%. Sugli scoperti senza affidamento fino a 1.500 euro, il tasso medio è al 16,07%, mentre oltre 1.500 euro è al 14,94%, mentre scatta l’usura, rispettivamente, al 24,07% e al 22,67 per cento. Sul leasing relativo ad autoveicoli e mezzi aeronavali si registra un tasso medio al 6,92% fino a 25mila euro e al 6,53% oltre. La soglia d’usura fissata è, nei due casi, al 12,65% e al 12,16%. Sul leasing immobiliare gli interessi medi sono al 4,47% (tasso fisso) e al 3,75% (tasso variabile); la soglia d’usura fissata è rispettivamente al 9,58% e all’8,68%.

Per quanto riguarda più nel dettaglio le famiglie, i finanziamenti concessi dietro la cessione del quinto dello stipendio e della pensione, i tassi di interessi medi sono al 12,2% per i prestiti fino a 5mila euro e al 10,99% per quelli oltre 5mila euro. La soglia d’usura è fissata rispettivamente al 19,25% e al 17,73%. Il credito al consumo è erogato al tasso medio del 12,11% per prestiti fino a 5mila euro mentre oltre 5mila euro il tasso medio è al 9,68% e la soglia d’usura è, nei due casi, al 19,13% e al 16,10%.

Con le carte di credito revolving, quelle che permettono di fare acquisti a rate, il tasso medio è al 16,44% per prestiti fino a 5mila euro mentre oltre 5mila euro il tasso medio è al 13,57% e la soglia d’usura è rispettivamente al 24,44% e al 20,96%. I mutui ipotecari a tasso fisso vengono erogati con interessi medi pari al 3,60% mentre per quelli a tasso variabile gli interessi medi sono al 2,83%. La soglia d’usura per i finanziamenti immobiliari è rispettivamente all’8,50% (tasso fisso) e al 7,53% (tasso variabile). Per i crediti personali si registra un tasso medio all’11,33% con la soglia d’usura fissata al 18,16%.